Il principio di funzionamento della terapia del vuoto

Il sistema di medicazione delle ferite aperte in pressione sub-atmosferica consiste nell’evoluzione della tradizionale procedura chirurgica di cura della ferita aperta, e cioè il riempimento della stessa con garze, associato o meno ad un drenaggio. Il sistema in depressione sottopone la medicazione, realizzata in genere con una spugna o con garze, a pressione negativa al fine di rimuovere continuamente le secrezioni ed i detriti necrotici che si raccolgono nella cavità, con l’obbiettivo di migliorare sostanzialmente la detersione ed accelerare il processo di guarigione.

Si tratta in realtà di una tecnica piuttosto semplice: in linea di principio una garza bagnata o una spugna con struttura a celle aperte viene posizionata nella cavità della ferita insieme ad un drenaggio a tubo con numerosi fori laterali nell’estremo. L’intera area viene quindi coperta con una membrana autoadesiva trasparente, che aderisce alla cute sana attorno ai margini della ferita in modo che l’intera cavità della ferita stessa sia a tenuta d’aria.

L’estremo libero del tubo di drenaggio viene collegato ad una fonte di vuoto opportunamente limitato e regolabile (-25/- 250 mmHg), interponendo nel circuito un reservoir dove le secrezioni drenate vengono raccolte. La garza o la spugna assicurano che l’intera superficie della ferita sia uniformemente esposta all’effetto della pressione negativa, evitando che i fori del drenaggio si ostruiscano a contatto diretto con i tessuti.

Proprio per la sua capacità di allontanare efficacemente le secrezioni, il sistema riduce di molto la frequenza delle medicazioni, soprattutto nelle ferite infette o essudanti nelle quali la tradizionale medicazione con garze e cerotto si imbeve rapidamente di materiale e pus.